Lezione 1, Argomento 1
In Corso

Ricordato, costruito e approccio sistemico

Stefano Santori 19 Ottobre 2026

È importante fare un approfondimento sulla differenza tra ricordato e costruito.

Tali definizioni sono valide tanto per il visivo quanto per l’uditivo.

Ricordato: si possiede già l’informazione che viene ricordata e recuperata. Il file è nell’hard disk, occorre accedere di nuovo alla posizione dove alberga l’informazione. Quindi visivo-ricordato è un’immagine, un video-clip, una fotografia da ripescare ed elaborare.

Costruito: la scena non è presente nella mente, viene costruita per essere visualizzata.

Un suono non risulta nell’archivio mnemonico, viene costruito, inventato o generato, manipolando un vecchio suono.

Attenzione: a questo punto diventa rilevante trattare il tema legato alle bugie.

Sembra sia luogo comune pensare che, innanzi all’aspettativa di una risposta “ricordata” (che sia visiva o auditiva), l’ottenimento di un accesso “costruito” da parte dell’interlocutore possa divenire indicatore di una menzogna. Praticamente, alcuni, erroneamente, pensano che il costruito possa, in qualche modo, svelare l’inganno. Questo non è del tutto vero: a volte l’intervistatore, attraverso una costante calibrazione, può, in qualche modo, manipolare, in partenza, la risposta successiva.

 

Facciamo un esempio:

Chiedendo a una persona “descrivimi il locale dove sei stato ieri sera” anziché “raccontami come è stata la cena ieri sera” non le lasciano ampio margine di elaborazione. L’interlocutore, in questo caso, potrebbe non aver deposto nel suo archivio tante informazioni visive (perché, forse, distratto da altri particolari per lui più importanti) e la sua unica via di uscita potrebbe essere esattamente quella di costruire la situazione. In alternativa, partendo da un “dialogo interno”, utile per recuperare le giuste informazioni (“come era il locale? Forse aveva le pareti rosse!”) potrebbe passare al “visivo costruito”: ciò, tuttavia, non indicherebbe che sta mentendo, pur avendo consegnato una chiara risposta in Vc (visivo costruito).

I LEM, come tutti gli altri microsegnali, non sono così binari da poter dire sì/no, vero/falso. In realtà, la faccenda è più complicata, e ancora una volta vince l’approccio sistemico (contesto, momento, stato emotivo etc.).

La relazione a due non deve mai svolgersi come se ci fosse la presenza di un inquisitore che sta cercando di stanare un bugiardo, ma dovrebbe svilupparsi come un dialogo che mette l’altro nelle condizioni di rispondere, trovandosi completamente a suo agio: a quel punto sarà più semplice individuare i giusti LEM, i giusti microsegnali, quelli idonei rispetto agli obiettivi che ci si propone in una conversazione sana e serena.

Così, anche quando si parla di LEM, occorre stare molto attenti a non rovinare la bontà della relazione, ottenendo, in questo modo, dei risultati distonici rispetto all’obiettivo, generando dei “falsi positivi” seppur in buona fede, perché indotti dal cattivo uso di altri parametri della comunicazione (il contesto, il motivo, il tono …).

È opportuno ricordare sempre che “il significato della comunicazione sta nel responso che se ne ottiene, e non nelle intenzioni”.

 

Per sondare i LEM di un interlocutore basterebbe chiedere “mi descrivi come era la tua cameretta quando eri piccolo?” (questa domanda focalizza l’attenzione sul “visivo”). Purtuttavia, questa frase potrebbe non funzionare con un interlocutore distratto, o pigro, che invece di andare a prendere i ricordi visivi preferisce rispondere rapidamente utilizzando una frase fatta tipo: “ora i colori non li ricordo ma tanto che importanza ha, so solo che è stato un periodo felice“, spostandosi, in tal modo, verso la sua modalità cinestesica. In un caso del genere, a chi potremmo attribuire la responsabilità del risultato?

La verità è che dobbiamo farci sempre carico del nostro livello di comunicazione (semmai l’interlocutore potrebbe farsi carico del suo livello di attenzione). Noi dobbiamo saper fare le domande nel modo giusto, con il tono e il volume giusto, con la tempistica giusta, nel momento giusto. Ad esempio, innanzi a un comunicatore cinestesico potrebbe essere lui che non ascolta bene, o noi che parliamo in modo estremamente rapido?

Il contesto, e i tanti altri parametri, determinano la variazione delle modalità.

Per comprendere meglio, nota come nei video-corsi, come quello che stai seguendo, si tende a parlare in modo più spedito di quanto lo si faccia in un’aula. Questo accade perché viene a mancare l’interazione diretta con il pubblico, quella che rende vivace gli scambi e il ritmo di una lezione.

In un video corso, invece, seduti su uno sgabello davanti a una telecamera, occorre adottare uno speech, un modo di parlare, più dinamico, più celere, per mantenere viva l’attenzione di chi ci sta seguendo. È l’obiettivo, dunque, che genera la necessità di strategie di comunicazione diverse. In buona sostanza, per sondare i LEM di una persona, è necessario trovare un modo di fare domande che stimolino la ricerca di informazioni sensoriali. Se, invece, vengono fatte domande vaghe, mal selezionate, il risultato può essere dispersivo. Non è “difettoso” l’interlocutore ma è l’intervistatore che deve essere in grado di stimolarne i sensi, nel modo voluto e definito dal traguardo che intende raggiungere.