Ricalco formale-superficiale e ricalco profondo-contenutistico
Ritrovandoci, quindi, al punto di dover dare la dovuta importanza anche agli aspetti contenutistici del linguaggio, sorge quasi spontaneo il chiedersi che fine abbiano fatto i famosi “predicati sensoriali[1]”. Dove si trovano? Fanno parte di una forma di ricalco leggero, superficiale, formale o già attengono al ricalco più profondo di contenuto?
Analizziamo il problema attraverso l’elaborazione di una metafora: supponiamo che i predicati visivi, uditivi e cinestesici siano tre dialetti: quello del nord, del centro e del sud Italia. Questi tre dialetti, ovviamente, consentono alle persone, dello stesso luogo, di interagire attraverso un superiore livello di comprensione. I predicati sensoriali si possono trasformare nel vero e proprio vocabolario dialettale di una certa popolazione. Ciò non ha ancora nulla a che vedere con il contenuto, ma vale molto più del solo livello non verbale. Pertanto, due persone possono trovare una totale ed energica sintonia su un piano non verbale, ma vivere un profondo contrasto sul primo livello del linguaggio di tipo formale, ossia attraverso l’utilizzo di quel vocabolario che abbiamo metaforicamente definito come dialettale. Formalmente un dialetto crea feeling. Il contenuto, tuttavia, deve ancora essere profondamente indagato.
Anche il ricalco di tipo linguistico ha due livelli: uno più formale, superficiale, dove i suoni delle parole funzionano bene e l’altro, più profondo, legato ai contenuti. Ad esempio, un visivo gradisce termini come “chiaro” e “scuro”; un auditivo accoglie meglio frasi come “vorrei che tu ascoltassi bene“, “ti sei detto dentro le cose come stanno?“, “ti suona bene questa affermazione?“. E così via. Siamo, tuttavia, ancora a un livello meramente formale del linguaggio, non abbiamo toccato alcuna concreta profondità contenutistica. Un dialogo, pertanto, potrebbe apparire formalmente chiaro ma contenutisticamente distonico.
Facciamo un altro esempio: abbiamo un interlocutore, con preponderante modalità visiva, che odia la caccia; dall’altra parte noi siamo degli appassionati cacciatori. Parlando con lui ci troviamo a descrivergli, con minuziosi particolari visivi, una avvincente battuta di caccia. La descrizione visiva, ben articolata nei suoi dettagli, è senz’altro in ricalco formale (da visivo, l’interlocutore, visualizza perfettamente tutte le scene). Malgrado ciò, più avanziamo nel nostro racconto e più l’altra persona tende a inorridire, e ad allontanarsi da noi, a causa della sua reticenza nei riguardi del mondo della caccia. L’aver utilizzato un buon ricalco formale ha generato, in questo caso, un bel paradosso: se da un lato la piattaforma di base ha lasciato passare meglio i messaggi, dall’altro lato, sul piano dei contenuti più profondi, si è venuta a creare una rottura completa. Pertanto, utilizzare un linguaggio giusto sul piano formale può, comunque, generare una distanza con il nostro interlocutore se ci sono contenuti in contrapposizione.
Tutto questo ci fa capire che nell’ambito di una relazione ci muoviamo, fondamentalmente, su tre strati di profondità:
1) Mirroring analogico, paraverbale e non verbale: Non occorrono i contenuti ma si lavora su quanto arriva in modo immediato (tono della voce, modo di gesticolare, prossemica, movimenti etc.). Si parla di un primo livello, superficiale e rapido, durante il quale è possibile generare un vero e proprio “instant rapport”.
2) Ricalco verbale attraverso l’utilizzo di termini precisi: Si cerca di acquisire un tipo di linguaggio che possa entrare, ben oleato, nel modello del mondo dell’interlocutore. Ad esempio, con un uditivo, a questo livello, utilizzeremo non solo un tono musicale, con variazioni, cambiamenti, fluttuazioni, ma anche predicati sensoriali di tipo uditivo: “Ascolta l’armonia di queste parole“. Con un cinestesico parleremo di “sensazioni”, di “vissuto interiore”, di “percepito” o utilizzeremo termini come “afferrare”, “toccare con mano” etc… .
3) Ricalco sui contenuti: si raggiunge il livello massimo di avvicinamento all’interlocutore. Più i contenuti sono profondi e più forti saranno il legame e il rapport.
Quindi se due persone mostrano, in partenza, un profondo ricalco sui contenuti della vita, sui valori e sulle credenze, possono anche vestirsi, sedersi e parlare in modo differente, nulla cambia nel loro stato di feeling. Una volta condivisa la profondità del modello del mondo, la parte più esteriore, superficiale, diventa meno rilevante. Questo ci fa capire quanto sia importante ottenere, già in partenza, una buona base di fiducia.
In ogni caso, mentre la postura non deve essere indagata ma solo osservata attraverso gli occhi, la ricerca di valori e credenze necessita di un passaggio sicuramente più impegnativo e approfondito. La lista dei valori e delle regole attuative, che utilizza il nostro interlocutore per soddisfare la sua vita, non è così palese. Per scoprirli dobbiamo necessariamente indagare, approfondire, fare domande, unire la lettura dei microsegnali non verbali alla lettura delle risposte linguistiche. Occorre avere un’alta capacità di calibrare il linguaggio, di fare le domande giuste per arrivare al livello più profondo della struttura linguistica; in caso contrario, si rischia di rimanere in superficie.
La capacità che un individuo ha di influenzare un altro è legata, dunque, anche al ricalco: tanto più profondo è il ricalco tanto più potente potrà essere la guida nei confronti di un altro. Ci si può lasciare guidare molto in profondità, fino al punto di cambiare la propria visione della vita, da persone empaticamente vicine. Il legame tra due esseri umani è comparabile a una sorta di strumento guida, ricaricabile: più lo carichiamo di energia empatica e più lo possiamo usare per fare da guida. Se la batteria è scarica, non si ha sufficiente forza per guidare bene. Quindi, caricare la batteria di empatia significa avere più energia da spendere per la guida. Più carico è il rapport, più carica è l’empatia, più potere di guida abbiamo subito dopo.