Paragoni-giudizi e nominalizzazioni
Esistono altre due particelle interessanti della famiglia delle cancellazioni: PARAGONI-GIUDIZI e NOMINALIZZAZIONI.
La prima particella, paragoni-giudizi, funziona come cancellazione quando il paragone e/o il giudizio sono incompleti. Quando l’interlocutore fa un paragone completo, perfettamente formato, non c’è da chiedere nulla in merito alla cancellazione.
Ad esempio, se afferma “Preferisco la A rispetto alla B in base a questo mio criterio di valutazione” già possediamo tutte le informazioni necessarie. Non dobbiamo spingerci oltre per recuperare la cancellazione: abbiamo il primo termine di paragone, il secondo termine di paragone, il criterio di paragone e chi emette il giudizio finale.
Se invece l’interlocutore dovesse dire “È meglio fare così” a quel punto potremmo rispondere, chiedendo “Meglio rispetto a quale alternativa?” – “Meglio rispetto a cosa?” – “Chi lo dice che è meglio?” – “Rispetto a quale criterio?”.
Anche nel giudizio accade la medesima cosa, per questo motivo paragone-giudizio vengono accostati nella loro esposizione. “Non è bene fare così” – “Non è bene per chi?” “Qual è l’indice di referenza?” “Chi lo dice?”
Si interviene, dunque, sulla famiglia paragoni-giudizi quando risulta incompleta. Quando i dati risultano completi è superfluo intervenire. Al massimo possiamo scegliere di utilizzare altre domande metamodello. Potremmo scoprire, ad esempio, che dietro a un giudizio c’è una distorsione da andare a rimuovere: ovviamente, in quel caso, utilizzeremo strumenti diversi.
Nella frase: “Sanno tutti che è meglio Android di Iphone IOS” emerge una generalizzazione (tutti), il termine di paragone c’è (Android meglio di IOS) ma rispetto a quale criterio? rispetto a cosa? Ad esempio, se è rispetto alla tenuta dell’usato gli Iphone hanno un valore aggiunto sul mercato. Rispetto alla flessibilità del sistema, e alla sua apertura, potremmo dire che più aperto Android di IOS. Dunque, meglio o peggio rispetto a cosa? Se tutti i pezzi del puzzle ci sono non serve, quindi, spingersi oltre. Andremo, eventualmente, a indagare su altre famiglie linguistiche (es. letture di pensiero, cause-effetto etc.).
Nel mondo delle cancellazioni esiste ancora un’altra famiglia di particelle linguistiche: stiamo parlando delle NOMINALIZZAZIONI.
La nominalizzazione indica un processo attraverso il quale un verbo si trasforma in un nome: ad esempio, decidere diventa decisione – amare diventa amore – rispettare diventa rispetto e così via. La nominalizzazione si presenta quando il nome non è un sostantivo collegabile a un oggetto (quando, come diceva R.Bandler, non puoi metterlo su una carriola e portarlo via). In questo caso, per rimuovere la cancellazione generata da tale processo, dobbiamo risalire al verbo.
Per comprendere meglio, analizziamo questa frase: “Butte decisioni ieri, eh!?”.
1) Le decisioni non possono essere messe in una carriola, non possiamo incontrarle per strada, non possiamo toccarle.
2) Il termine “decisione” rappresenta la nominalizzazione del processo – verbo –“decidere”.
Pertanto, l’antidoto più potente sarà quello di accorgerci che siamo al cospetto di una nominalizzazione che ha fatto sparire tante informazioni, che ha oscurato il processo sottostante.
Facciamo un altro esempio, tratto sempre dal termine “decisione”:
“Ieri è stato difficile prendere delle decisioni”
Immaginate la scena: persone che si affannano ad afferrare delle decisioni.
Visualizzate il momento: non vi appare effettivamente grottesco?
Ribaltando la nominalizzazione, >>decisione – a processo – >>decidere, ci accorgiamo che mancano delle parti e ci viene quasi spontaneo chiedere “Chi ha avuto delle difficoltà a decidere ieri?” “Su quale tema ha avuto difficoltà a decidere?” “Perché ha avuto difficoltà a decidere?”.
Levando la nominalizzazione, risalendo al processo-verbo ci accorgiamo delle carenze, delle cancellazioni e delle omissioni. A quel punto interveniamo andando a recuperare i pezzi del processo del verbo sottostante.
Anche in questo caso, rendiamo un servizio utile a noi stessi per capire la mappa dell’altro e all’interlocutore per riprendere consapevolezza di come, con le sue stesse frasi, sta annullando una parte della ricchezza del modello del mondo.
Le nominalizzazioni, a volte, si mostrano come un alibi perfetto in grado di deresponsabilizzare meravigliosamente la persona che ne fa uso.
È invece assolutamente importante sapersi assumere la responsabilità di quanto accade. Per tale motivo, sarebbe auspicabile riformulare la frase: “Le decisioni sono difficili da prendere” in “Io sto faticando nel decidere di fare questa specifica cosa”. Non diamo la colpa alle decisioni che non hanno certo il potere di guizzare via come delle anguille.