Lezione 1, Argomento 1
In Corso

L’inaffidabilità intrinseca del linguaggio è anche la chiave della sua meravigliosa potenza creativa

Stefano Santori 19 Ottobre 2026

Abbiamo definito il metamodello linguistico come un modello che studia e mette in chiaro il funzionamento di un altro modello quale è il linguaggio. E sappiamo che il linguaggio non è la realtà (tra l’altro, se già la mappa mentale che abbiamo non è la realtà, figuriamoci se il linguaggio può essere paragonato alla “realtà reale”!).

Pur senza demonizzare il linguaggio e le aree cerebrali deputate ad esso deputate, dobbiamo ammettere in tutta franchezza la sua responsabilità di un inquinamento della realtà talmente ampio da consentirci di etichettarlo come inaffidabile. Esso costituisce un filtro molto spesso che ci impedisce di vedere la realtà per come essa realmente è.

È una rappresentazione della realtà, non la realtà stessa.

Pensate al gioco del “telefono senza fili” che facevamo da bambini: l’ultimo ragazzino della fila finiva per comprendere un messaggio completamente diverso da quella originaria ed originale che aveva raccontato il primo amico. Come dire: una realtà, una verità raccontata tante volte può trasformarsi in una bugia senza che nessuno la modifichi intenzionalmente, che ne sia responsabile.

È la natura stessa del linguaggio che implica conseguenze come quella appena descritta nell’esempio del “telefono senza fili”. Esso ha a che fare con delle trasformazioni che il nostro cervello deve compiere per poter arrivare alla costruzione linguistica finale. E, ovviamente, si parla di tanti cervelli diversi quanti sono gli abitanti di questo pianeta.

Il linguaggio non è univoco come i numeri, attraverso di esso non avviene la stessa “magia” che si palesa in un’addizione aritmetica e che dà lo stresso risultato finale anche cambiando l’ordine di migliaia di addendi.

Infatti, un conto è dire: «I maiali diventano vecchi», altro è affermare che: «I vecchi diventano maiali». Capite da soli che il risultato che ne deriva è completamente stravolto, esprime due concetti che non hanno niente in comune.

È evidente che le sfumature del linguaggio possono essere praticamente infinite.

Figuriamoci poi se, oltre a quello parlato, consideriamo anche il non verbale e il paraverbale…!

La capacità di trasformare la realtà, propria del linguaggio, può essere interpretata come indice di inaffidabilità ma, allo stesso tempo, è anche la chiave che permette meravigliose creazioni artistiche come la poesia, la prosa.

Pensate a come questa sua grandiosa malleabilità possa generare paura nel caso dei racconti di Edgar Allan Poe, suspense in un giallo di Agatha Christie, sconfinata immaginazione e voli pindarici all’ascolto de “L’infinito” di Giacomo Leopardi. Pensate all’effetto che ci faceva da bambini la storia di “Cappuccetto rosso”, a tutte e volte che vedendo (non solo immaginando) con i nostri occhi il muso spalancato del lupo con le sue fauci rosso fuoco, lo abbiamo percepito come un pericolo reale che ci faceva accapponare la pelle facendoci tuffare tra le braccia delle nostre mamme in cerca di conforto e sicurezza. Quel lupo non è mai esistito eppure tutti noi ce lo siamo creato a modo nostro nelle nostre menti, delle semplici parole lo hanno reso per anni terribilmente realistico e minaccioso agli occhi di tutti noi.

L’inaffidabilità del linguaggio va di pari passo con la sua vastissima capacità creativa, le due cose sono direttamente proporzionali.

Una persona che ti dicesse di non prendere nemmeno in considerazione una vacanza alle Maldive, non è detto che voglia farti desistere perché è un agente di viaggio che vende solamente soggiorni in alta montagna o per farti rimanere in città a fargli compagnia. È invece probabile che lo faccia in totale buona fede ma che la sua affermazione sia comunque viziata da una componente soggettiva altissima e perciò inaffidabile: magari non può prendere il sole né fare immersioni, mentre invece tu sei un sub con tanto di brevetto che non vede l’ora di ammirare i fondali marini e crogiolarsi al sole.

L’intrinseca e innegabile natura soggettiva del linguaggio, non ci deve portare ad escludere sempre, aprioristicamente, anche un’eventuale utilizzo “doloso” da parte di qualcuno. Potremmo imbatterci anche in individui truffaldini che vogliano servirsi proprio delle innumerevoli sfumature e trappole del linguaggio per manipolarci, mostrandoci una realtà diversa da quella che loro stessi hanno ben chiara.

Beh, se consideriamo anche gli utilizzi volontari impropri e corrotti da parte di qualche disonesto, allora il livello di inaffidabilità del linguaggio raggiunge vette altissime, diventando davvero pericoloso.

Se già il linguaggio, da solo, è in grado di creare una serie illimitata di sfumature, di manipolazioni involontarie della realtà interiore, considera a cosa può ottenere chi approfitta delle varie sacche di inefficienza del linguaggio in maniera intenzionale, sfruttandole tatticamente per ottenere determinati scopi personali, dalla legittimità assai discutibile.

Eventuali finalità riprovevoli da parte di qualcuno, tuttavia, nulla tolgono alla potenza espressiva del linguaggio (inteso anche come paraverbale e non verbale), al ruolo incredibile che lo stesso ha avuto nella storia dell’evoluzione del genere umano.

Chi sa padroneggiare veramente alla perfezione tutte le tecniche del linguaggio, sfruttarne anche le risorse più segrete, può raggiungere il risultato di affascinare e stregare un intero uditorio, anche permettendosi di ignorare da contenuti di ineccepibile qualità.