L’evoluzione delle neuroscienze: il caso Phineas Gage
Come già dichiarato, i tre passi fondamentali dell’indagine, del ricalco e della guida conducono sostanzialmente tutte le applicazioni della programmazione neurolinguistica. Si parte cercando di capire il modello del mondo del nostro interlocutore, incorporandone le parti ricalcabili nella nostra comunicazione, al fine di generare un reciproco rapporto di fiducia, empatia e riconoscimento, tale per cui il nostro interlocutore si predisponga ad essere guidato, cioè portato da un punto ad un altro.
Quando sul finire degli anni ’60 nacque la PNL, la componente empirica era predominante, poiché le neuroscienze non avevano ancora a disposizione la tecnologia evoluta della quale si sono potute invece avvalere negli ultimi 10 anni. Per comprendere il funzionamento del cervello e le sue dinamiche di funzionamento, i medici e i neuroscienziati potevano avvalersi solo di risultati empirici, forniti loro dall’analisi diretta e concreta di casi particolari, quali incidenti o condizioni patologiche particolari.
Il caso dell’operaio Phineas Gage risultò essere una svolta epocale nello studio dei comportamenti umani e del loro collegamento con specifiche aree cerebrali. Gage rimase coinvolto in un incidente sul lavoro: mentre pigiava dell’esplosivo in una roccia per farla saltare, la carica esplose accidentalmente, facendo schizzare sul volto dell’operaio il ferro di pigiatura, che gli trapassò il cranio danneggiando seriamente il lobo occipitale. Miracolosamente sopravvissuto all’incidente, l’operaio recuperò velocemente la forma fisica, ma risultò profondamente cambiato nei suoi comportamenti: da persona gentile ed affabile era diventata instabile, irritabile ed incline alla blasfemia.
Si comprese pertanto che la personalità, intesa come insieme di comportamenti espressi, non è solo un prodotto della componente psicologica, dell’educazione, dell’imprinting culturale ed ambientale (che certamente rappresentano una componente importante), ma anche il prodotto di un equilibrato funzionamento delle diverse aree cerebrali, le quali bilanciandosi permettono appunto alla persona di estrinsecare comportamenti equilibrati.
La chimica del cervello, gli stimoli che esso riceve, il funzionamento delle reti neurali, l’interazione e l’effetto delle sostanze prodotte o immesse nel corpo, gli ormoni: se l’equilibrio tra queste componenti viene alterato, la ricaduta sarà concreta in termini di memoria, apprendimento, comportamento, linguaggio e persino in termini di umore. Sostanze quali la dopamina e la serotonina hanno infatti il potere di influenzare chimicamente l’umore, a prescindere da qualunque aspetto psicologico.
Ovviamente, la psiche ha influenza sul modo di vivere e comportarsi, ma probabilmente sarebbe più opportuno, specialmente nel contesto che qui stiamo considerando, riconfigurare proprio il concetto di psicologia in termini di neurologia, reti neurali e risposta chimica del cervello, insieme a tutti gli altri aspetti della vita dell’individuo.
Prendendo ad esempio una persona che abbia un certo atteggiamento verso la vita, che lo porti a stati emotivi negativi che perdurano nel tempo, anche a causa di eventi banali, scopriremmo che la sua potrebbe non essere solo una risposta psicologica agli eventi occorsi, ma potrebbe dovere questo comportamento (dimostrato ampiamente dalle neuroscienze) ad uno squilibrio nella risposta dell’amigdala .
Il grande vantaggio che oggi ci offre la neurolinguistica è quindi aver permesso il passaggio da un tipo di approccio prettamente empirico ad uno neuroscientifico:
oggi sappiamo quindi la ragione per cui creare sintonia con il prossimo generi un miglior rapporto sociale e dunque permetta una maggiore influenza.