Le linee del tempo
Un altro aspetto assolutamente interessante della nostra mappatura interna riguarda la percezione del tempo. Su questo argomento potremmo trattare a lungo e spaziare tra le differenti declinazioni dello stesso, tuttavia è nostra intenzione porre il focus sulle modalità che utilizziamo per percepire il tempo.
La percezione soggettiva ha delle regole diverse dal tempo oggettivo, ovvero noi percepiamo lo scorrere del tempo nella sua maggiore o minore dilatazione anche in virtù di ciò che stiamo vivendo a livello emotivo.
Quindi possiamo dire che, sotto un certo punto di vista, possiamo controllare il tempo con la mente attraverso la capacità di gestire gli eventi passati, futuri, il presente, e la dilatazione o meno della percezione dello scorrere del tempo, in base alle nostre dinamiche interne di funzionamento.
Nel mondo della Programmazione Neurolinguistica si parla in questo caso di “Time-Lines” ossia di linee del tempo che, alla stregua delle sottomodalità, indicano la nostra abilità di codificare il tempo.
Lungo una Time line immaginaria, ognuno di noi posiziona naturalmente i diversi eventi che sono accaduti (passato), accadono (presente), oppure che addirittura potrebbero accadere (futuro) nell’arco della propria vita.
In generale, si possono evidenziare due tipologie di time-line. La prima, in cui la persona ha il futuro davanti, il passato alle spalle e si trova immersa nel presente, prende il nome di rappresentazione “in time”. La seconda, in cui il passato è alla sinistra della persona, il presente dritto davanti a lei e il futuro alla sua destra, è nota come rappresen-tazione “through time”. La differenza tra l’una e l’altra rappresentazione consiste in un diverso modo di relazionarsi con il tempo. Ad esempio, le persone che codificano il tempo “in time” tendono a non ricordare molto del proprio passato e lo rievocano assai di rado: se lo sono lasciato, per l’appunto, alle spalle. Per contro, le persone che codificano il tempo “through time” accedono, tendenzialmente, con maggiore facilità ai propri ricordi e tendono a essere più precise e puntuali.
Quindi le time line ci dicono come percepiamo il tempo, come ci muoviamo rispetto a esso, come cogliamo il suo scorrere in relazione alla percezione che abbiamo di noi.
Come facciamo a sapere che un evento è accaduto ieri, un altro avanti ieri, o lontano nel tempo, e quanto potere ha di esplicare i suoi effetti positivi o negativi (in base alla valenza dell’evento vissuto)? Quando si anestetizzano gli eventuali eventi negativi di un evento accaduto nel passato che però fa ancora male? Queste sono domande provocatorie che servono per scendere in verticale sulle time lines e dare loro un ordine, ricordando sempre che stiamo parlando di prendere consapevolezza e che la mappatura interna del tempo è soggettiva. Le time lines, come le sottomodalità, sono strumenti molto pratici ed è necessario saperle estrarre, individuarne i parametri strutturali e modificarle laddove dovessero apparire critiche rispetto a un obiettivo dato.
Sono argomenti delicati perché lavorano sulle mappature interne e vanno a toccare l’interiorità.
Riepilogando, le time lines rappresentano il modo in cui il nostro cervello amministra e distingue lo scorrere del tempo. Il sistema più pratico per iniziare a cogliere questo sistema organizzativo, è quello di provare a visualizzare nella nostra mente tre eventi, uno del passato, uno del presente e l’altro del futuro, come se fossero tre fotografie.
Come spiegato sopra, possiamo renderci conto che l’organizzazione del tempo ieri-oggi-domani presuppone una qualche forma di linea, la cosiddetta “linea del tempo”, e che le caratteristiche sottomodali VAK potrebbero integrarsi con essa. Potremmo accorgerci allora che non solo il passato si trova in fondo a sinistra, ma che più si allontana più l’immagine appare piccola e sfocata. Di contro, il presente potrebbe essere ben posizionato di fronte, al centro, e apparire come una grande immagine, mentre il futuro potrebbe apparire come un bel poster anche se un po’ sfocato.
Possiamo, dunque, integrare, nella nostra sperimentazione, le sottomodalità VAK con la linea del tempo.
Il nostro obiettivo rispetto al Master in PNL Practitioner di 1°livello termina qua: dovrà essere vostra cura ora, quella di arrivare a una forte preparazione non solo teorica, ma soprattutto pratica. Vi consigliamo di seguire le integrazioni che seguiranno in questo master, di leggere i testi consigliati nella bibliografia e di sperimentare, quotidianamente tutto quello che avete appreso.
Buona PNL!