Le credenze
Dopo aver appreso gli strumenti del metamodello, possediamo i giusti mezzi per attuare il famoso approfondimento di mappa e l’avvicinamento della struttura superficiale alla struttura profonda. Ormai, sappiamo che lo scopo generale è quello di comprendere meglio il modello del mondo altrui, e aiutare l’interlocutore ad analizzare la sua struttura linguistica per acquisire maggiore consapevolezza.
Dunque, quando ci accorgiamo che una parte dei meccanismi automatici non è più consona alle esigenze reali ne modifichiamo la struttura per poi dare vita a nuovi automatismi. La funzione del metamodellatore, a volte, è proprio quella di far presente il malfunzionamento di alcune procedure automatiche rispetto agli obiettivi preposti.
Se non sussiste un obiettivo specifico, il metamodello risulta essere solo un gioco, un esercizio di stile, un semplice virtuosismo del linguaggio.
Una delle applicazioni preconfezionate degli strumenti di indagine del metamodello che possiamo utilizzare, è quella dell’estrazione e dell’eventuale modifica di mappatura delle credenze. Questa è un’applicazione del metamodello perché alla base contiene lo stesso meccanismo: aiutare l’altro, e noi stessi, a capire cosa c’è sotto una certa affermazione di principio che l’individuo crede essere vera, e aiutarlo a capire di che cosa si tratta, come nasce e perché c’è. Inoltre, se tale ferma convinzione non è del tutto sana e funzionale rispetto a un obiettivo, è necessario aiutare la persona a rimetterci mano. Cambiare le credenze di qualcuno non è così semplice ma soprattutto è rischioso e pericoloso. Non è un atto sano andare a toccare le credenze se non sussiste una alleanza con l’io consapevole dell’altro. Quando una persona non è motivata a rivedere le sue convinzioni, non accoglie facilmente l’attacco di uno esterno che vuole in qualche modo demolirle. Non è nemmeno opportuno farlo, ovviamente, se non sussiste un obiettivo sano e funzionale rispetto all’ecologia di vita dell’altro. Quindi, partiamo dal concetto che ci deve essere una logica funzionale per intervenire in un mondo così delicato come quello delle credenze (o convinzioni) delle persone.
Se una persona crede fortemente che la vita professionale è regolata da quattro precisi principi, sente di stare bene, percepisce la sua vita come perfetta, non ha motivi per mettere mano a questi suoi principi forti, noi la lasciamo stare.
Ma, se sussiste una incongruenza interna, una forte dissonanza cognitiva nella persona, allora è il caso di intervenire.
Se uno sportivo dichiara “voglio vincere la gara internazionale” e dopo poco afferma “ma tanto io questo sono e di più non potrò fare” palesa fortemente una incongruenza che lo limita e lo blocca. Se desidera vincere davvero la sua gara sportiva, ed è contemporaneamente frenato dalla sua credenza che gli ricorda che non potrà fare più di quanto già fa, possiede senz’altro una contraddizione dolorosa. In questo caso, è bene che la figura deputata ad aiutarlo (come ad esempio quella di un coach) si adoperi per consentirgli di rimappare le sue convinzioni, anche quelle più profonde, che riguardano le sue performance. Se è convinto di non potere rischia di avere ragione: è come se nella sua mente si fosse già chiuso un rubinetto di energia e di investimento emotivo. Il nostro cervello compie delle scelte abbastanza logiche: se una persona, intimamente, crede di non potere fare di più, non gli concede energie aggiuntive per poterlo fare.
La situazione diventa ancora più complicata se la credenza limitante si trasforma in automatismo: ci troviamo al cospetto di un individuo, autolimitato, che vive confinato tra rigidi paletti ormai trasformatisi in leggi esistenziali.
È necessaria una scintilla volitiva per avviare il giusto processo di riformulazione. Non è certo il nostro scopo disseminare le tecniche di metamodello in modo improprio e indiscriminato, solo per il gusto di farlo. Se innanzi a noi troviamo un interlocutore chiuso, che non è pronto a spendersi, sarà nostra cura agire con il dovuto tatto e la necessaria comprensione. Il campo delle credenze, del cambiamento delle convinzioni, è un settore estremamente delicato, e per tale motivo necessita di interventi solo quando alla base sussiste una profonda forma volitiva. Ci sono tantissime convinzioni stereotipate appartenenti a soggetti che non hanno alcuna intenzione di rivederle o sradicarle, seppur fortemente limitanti; anzi, a volte, scattano rigidi processi difensivi in grado di trascinare questi soggetti all’interno di veri e propri loop negativi.
Nel mondo delle credenze troviamo anche quelle più profonde, dogmatiche, che attengono al vissuto religioso e spirituale delle persone e che è ancora più delicato da andare a toccare. Se, ad esempio, una persona crede che esista la vita dopo la morte, pur senza prove concrete o evidenze chiare alla base, non è detto che sia necessario dissuaderla o trascinarla in uno scontro dialettico. Finché la credenza si muove su un terreno congruo, in uno scenario armonico che non presenta alcuna dissonanza cognitiva, non è opportuno intervenire.
Non ha senso affrontare un’opera di ristrutturazione delle credenze se non esiste una empatia di base e una scintilla volitiva da parte dell’altra persona. E ‘importante che sussista la piena consapevolezza che quella convinzione potrebbe essere disfunzionale all’ottenimento di qualcos’altro, del miglioramento di uno stato di qualche tipo.