Lezione 1, Argomento 1
In Corso

l mirroring paraverbale e non verbale

Stefano Santori 19 Ottobre 2026

A questo punto, torniamo sul fattore mirroring. Abbiamo già parlato dei neuroni specchio[1], Rizzolatti[2] e tutte le ricerche sul fattore “rispecchiamento” ossia sul fatto che possiamo interagire con le altre persone entrando in una sorta di specchio, di sintonizzazione.

Ora entriamo in quella parte della PNL che considera, in modo molto pragmatico, l’aspetto comportamentale finalizzato a creare un feeling con l’altro. In poche parole, valuteremo la risposta alla domanda, molto pragmatica anch’essa, “cosa devo fare, come devo comportarmi per velocizzare la creazione di empatia con l’altro, per arrivare rapidamente al feeling”.

 

Iniziamo con il ricordare che i livelli di comunicazione sono tre:

1)     Verbale

2)     Paraverbale

3)     Non verbale

 

Siccome il ricalco è un punto fondamentale, e i livelli di comunicazione sono tre, possiamo riunire le cose e scoprire che avremo tre modi di fare ricalco:

1)     il ricalco verbale

2)     il ricalco paraverbale

3)     il ricalco non verbale

 

Per maggiore praticità, da ora in poi, chiameremo mirroring tutto il mondo extraverbale, quindi tutto il mondo che non è portatore di contenuti linguistici veri e propri ma che è, in modo molto più primitivo, veicolato dal corpo.

Quindi, mirroring non verbale e mirroring paraverbale rappresenterà tutto il lato dei gesti, delle posture, della prossemica e dei suoni emessi dalle corde vocali, staccato dal ricalco legato al linguaggio verbale, alle formulazioni linguistiche e ai significati sottesi (la parte contenutistica e non formale del linguaggio).

Questa separazione di vocaboli è necessaria per non fare confusione.

Quando diremo “hai fatto mirroring?” faremo riferimento all’utilizzo del corpo, delle corde vocali, per cercare di creare velocemente empatia con l’altro. Di contro, diremo “cosa sei riuscito a ricalcare?” riferendoci all’utilizzo delle abilità linguistiche, alla capacità di captare il linguaggio altrui, i contenuti dell’altro per fare un ricalco e per generare il famoso livello di sintonia.

I due vocaboli ci occorrono per non fare confusione, e per comprendere che gli strumenti utilizzati nei due casi sono completamente diversi. Nel mirroring usiamo strumenti analogici, quasi meccanici:

– L’altro è seduto in un certo modo e io mi siedo in un modo simile;

– L’altro utilizza un certo tipo di approccio gestuale e io utilizzo un approccio gestuale simile;

– L’altro parla molto velocemente, io parlo velocemente come lui;

– L’altro parla a basso volume e io parlo a basso volume per essere in mirroring paraverbale con il suo stile.

In un attimo, è possibile adeguare i propri parametri, quasi meccanici, analogici, per entrare velocemente in empatia o, quantomeno, per non andare a cozzare in modo cacofonico. Il mirroring ci insegna che basta poco per ridurre le distanze e per creare una sorta di base empatica: occorre solo osservare, ascoltare (le parti analogiche della comunicazione) e cercare di emettere un comportamento similare, non identico (non occorre scimmiottare l’altro). Se l’interlocutore dovesse percepire una sorta di “scimmiottamento” questo potrebbe trasformarsi in mancanza di rispetto, presa in giro. Fare mirroring significa utilizzare la propria voce, il proprio corpo, i propri gesti, le proprie posture, le prossemiche personali in un modo simile, vicino e allineato al mondo dell’interlocutore, senza, tuttavia, stravolgere il proprio. Non serve trasformarsi in altre persone o utilizzare una voce identica all’altro ma bisogna anche evitare di fare l’opposto. Un parlatore lento, ad esempio, gradisce maggiormente ascoltare un registro sonoro più vicino al suo (ma non necessariamente uguale). È bene limitarsi a fare mirroring fin dove è possibile arrivare, senza spingersi oltre i limiti personali. In pratica, è sufficiente lavorare sulla velocità dell’eloquio e del volume, già queste due modalità possono dare un valido aiuto. Non viene richiesto alcun tipo di stravolgimento ma solo di una maggiore accortezza nell’utilizzo di specifici parametri.

Mentre il mirroring paraverbale lavora sulla velocità dell’eloquio, sul tono e sul volume, il mirroring di tipo non verbale lavora, invece, sulle posture, sui modi di gesticolare, sulla distanza prossemica maggiore o minore. Anche in questo caso, non dovrà avvenire un vero e proprio scimmiottamento, una mera imitazione, ma sarà opportuno avere una accortezza nel modificare la propria comunicazione non verbale per entrare il più possibile in risonanza con la comunicazione non verbale altrui.

 

[1] I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attiva sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto [fonte Wikipedia]

[2] Giacomo Rizzolatti (Kiev, 28 aprile 1937) è un neuroscienziato italiano.