I microsegnali: dati o informazioni? Acuità sensoriale nell’indagine, potenza nel ricalco e verifica nella guida
La comunicazione e i microsegnali sono strettamente collegati. L’eccesso di osservazione sul canale visivo, finalizzato alla ricerca dei segnali, può sortire effetti controproducenti, in quanto potrebbe provocare un deficit di osservazione sugli altri canali. Memorizzare la risposta ad uno stimolo, ma non essere in grado di riconoscere quale esso sia, non risulta utile per il miglioramento della comunicazione: è l’abbinamento stimolo/risposta a costituire la chiave iniziale per un’indagine, ricalco e guida efficace.
È necessario pertanto identificare innanzitutto uno stimolo che abbia determinato una risposta, per poi elaborare il dato ottenuto in modo che diventi un’informazione utile alla calibrazione.
A questo proposito, è bene ricordare che dato e informazione, pur essendo spesso utilizzati come sinonimi, non hanno affatto lo stesso significato: il dato, infatti, può essere considerato come qualcosa di oggettivo, che esiste a prescindere dall’intelligenza che lo deve acquisire (ad esempio, la tavola degli elementi è un insieme di dati); l’informazione è l’elaborazione del dato da parte dell’intelligenza atta a comprenderli e decodificarli (ad esempio, il chimico sa leggere la tavola degli elementi e ottenere l’informazione che unendo due elementi chimici, l’idrogeno e l’ossigeno, avrà dell’acqua).
Per lo stesso principio, i dati che il nostro interlocutore ci fornisce durante un confronto saranno funzionali al miglioramento del livello di comunicazione solo se saremo in grado di trasformarli in informazioni. Le informazioni provenienti dai micro-segnali rappresentano dei “semafori”, che ci indirizzano verso il percorso ottimale per una comunicazione efficace: esse infatti, consentono durante la fase dell’indagine di comprendere meglio la mappa del mondo cognitivo e consapevole, ma anche emotivo e inconsapevole, del nostro interlocutore.
Immaginiamo che il nostro interlocutore ci dica che ama le sfide e che considera parlare in pubblico una sfida, ma che la sua mappa emotiva dia contemporaneamente una serie di semafori rossi (quindi segnali di rifiuto) proprio sul concetto di sfida o comunque sulla sfida del parlare in pubblico; Possiamo arrivare in questo modo ad una lettura più puntuale, comprendendo che la persona sta per sfidare sé stessa ed è motivata da questo aspetto, ma allo stesso tempo prova un grande disagio all’idea di parlare in pubblico. Queste informazioni accurate ci metterebbero in condizione di effettuare un ricalco preciso, incorporando il modello del mondo della persona rispetto alle sfide (incoraggiandola pertanto a perseverare nel cercare di superare i propri limiti) e fornendo allo stesso tempo messaggi di rilassamento sul lato emotivo, cercando di generare uno stato emotivo differente (ad esempio facendo divertire e rilassare la persona poco prima di salire sul palco per parlare), poiché abbiamo compreso che i segnali che l’interlocutore ci ha fornito rappresentano un’accettazione logica della sfida del parlare in pubblico, ma un rifiuto emotivo della stessa.
Il ricalco si nutre quindi anche di micro-segnali che, come già dichiarato, rappresentano segnali di verifica. Crediamo di aver ricalcato la mappa del nostro interlocutore e che i nostri messaggi siano quindi in linea con essa: che esito abbiamo ottenuto in termini di micro-segnali? I nostri stimoli, che consideriamo essere in perfetto ricalco, sono davvero tali? Se i micro-segnali ricevuti fossero opposti a quelli che ci aspettavamo, significa che il ricalco non sta funzionando come credevamo!
Anche per la guida i micro-segnali rappresentano indicatori importanti: nel percorso di modifica di una parte della mappa del nostro interlocutore o nel guidarlo da un punto ad un altro giustamente, essi permettono di comprendere se si sta generando nell’interlocutore la risposta agli stimoli o, al contrario, se essa sia distonica rispetto al nostro obiettivo.
I micro-segnali, pur importantissimi, non sono conclusivi, né rappresentano tantomeno l’essenza della PNL.
Ho scelto di integrarli nel modello neurolinguistico in quanto li considero efficace nell’aumentare l’acuità sensoriale nell’indagine, la potenza nel ricalco e la verifica continua nella guida. A mio avviso, ogni esperto di PNL dovrebbe avere nel suo bagaglio di conoscenze e abilità quella di saper leggere costantemente e in parallelo al linguaggio, anche il micro-linguaggio non verbale. È inoltre fondamentale che questa abilità venga allenata affinché il cervello possa renderla esecutiva in modo automatico, permettendoci quindi di agire in parallelo: una parte del cervello ha il focus sul linguaggio verbale, l’altra effettua check continui, verifiche tra match/mismatch dei micro -segnali ricevuti rispetto all’obiettivo che voglio raggiungere, sia esso l’indagine, il ricalco o la guida.
È indubbio che tale abilità rappresenta quindi un potenziamento delle nostre capacità, anche in termini di velocità di lettura del modello del mondo del nostro interlocutore.
I micro-segnali sono principalmente di tipo visivo: ne esiste uno solo di tipo uditivo, il raschiamento della gola, subito prima o dopo aver parlato. Ponendo la dovuta attenzione nel valutare che non si tratti di un falso positivo (faringite e influenza portano a schiarirsi la gola per liberare le corde vocali dal muco), si può considerare il raschiamento della gola come segnale di disagio rispetto a qualcosa che si è appena detto o si sta per dire, che va a dislocarsi sull’atto paraverbale.
Facciamo un esempio:
Nel domandare ad una persona se si trova bene con il nuovo capo, mentre risponde “Si, dai, tutto ok!” cogliamo un raschiamento della gola, uno spazzolamento del braccio e sul naso e incrocio delle braccia: è evidente che possiamo considerare questi segnali, prodotti da un unico stimolo, come una prova. Dovremo proseguire l’indagine per raccoglierne altre, ma certamente possiamo considerare i micro-segnali prodotti come indicativi e collegati allo stimolo della domanda posta.
La velocità della calibrazione è in questo modo aumentata sensibilmente: in pochi secondi (il tempo di porre la domanda e ottenere una risposta) abbiamo avuto un riscontro verbale, uno non verbale macro e uno non verbale micro, senza che il nostro interlocutore ne abbia avuto minima coscienza.