Lezione 1, Argomento 1
In Corso

I micro-segnali NV

Stefano Santori 19 Ottobre 2026

Nel contesto della comunicazione non verbale i messaggi “passano” a prescindere dalla nostra volontà e utilizzano quali canali di trasmissione qualunque cosa: lo spazio, il tempo, gli oggetti, il corpo nella sua interezza o nelle sue singole parti (le dita, le mani, gli occhi, la fronte, la mimica facciale, ecc.). Anche il paraverbale si aggancia al non verbale, poiché gli conferisce maggiore o minore enfasi durante la comunicazione. In questo ampio mondo extra-verbale analogico non è necessario “scomodare” la neurolinguistica: esistono infatti molti testi che trattano la macro-comunicazione non verbale, il significato e l’importanza delle posture e di alcuni gesti. Desmond Morris, uno dei primi studiosi di etologia a mappare i comportamenti umani in relazione a quelli dei primati, dichiara nel suo saggio del 1967 La scimmia nuda[1] che pur essendo l’uomo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda) il suo comportamento è sostanzialmente analogo a quello degli altri primati. Una parte di comunicazione non verbale dell’uomo appartiene quindi al regno animale e le teorie, i modelli e le tecniche che la riguardano non fanno direttamente parte della programmazione neurolinguistica, pur essendo fondamentali per chiunque voglia diventare un comunicatore davvero completo.

In questo corso voglio illustrare il funzionamento di una piccola branca della CNV che può rivelarsi un valore aggiunto rispetto alla macro-comunicazione non verbale, frutto di una mia integrazione del modello di Stefano Benemeglio[2] e il modello indagine-ricalco-guida della neurolinguistica di R.Bandler e J.Grinder.

Insegno il modello della NLP Society, che applico in tutte le sue forme, dal 1994, anno in cui mi sono diplomato licensed trainer proprio con i fondatori della PNL e l’integrazione con gli studi di Benemeglio mi ha permesso di costruire un corpus di strumenti integrativi che permette di effettuare indagine, ricalco e guida con risultati sensibilmente più efficaci rispetto a chi non li possiede: tali strumenti riguardano l’interpretazione dei micro-segnali non verbali di natura neurofisiologica.

I micro-segnali vengono emessi da qualunque parte del corpo e si distinguono dai macro sia per il minore dispiego di energia richiesto, che per la minore durata nel tempo.

Sono micro-segnali la contrazione di un muscolo, una smorfia quasi impercettibile con la bocca, un piccolo gesto che si esaurisce nell’arco di mezzo secondo, avanzare o arretrare per un attimo con il corpo o con la testa, alzare asimmetricamente una spalla, spazzolamenti lungo il corpo, grattate sul viso o sul corpo, ecc.

I gesti, a differenza dei segnali, vengono prodotti con finalità altruistiche, per accompagnare ed enfatizzare il verbale espresso e facilitarne la comprensione, conferendo quindi al gesto una valenza esplicativa.

Se ci troviamo da soli e stiamo pensando ad un problema, è possibile che senza accorgercene ci gratteremo la testa nella zona della neocorteccia, che implica infatti un problema da risolvere o una decisione da prendere: il termine grattacapi ha origine dall’osservazione empirica di questo segnale. Inoltre, per la decodifica dei segnali è necessaria la conoscenza del codice relativo, mentre i gesti non necessitano di un codice per essere compresi. In assenza del codice, è possibile che i segnali, non interpretati, non vengano neanche colti, a causa della cecità attenzionale: siamo infatti in grado di mantenere l’attenzione consapevole su un numero limitato di elementi; i dati che eccedono questo limite non vengono elaborati a livello conscio. I pensieri controllati, consapevoli, sono lenti e seriali: se sto facendo qualcosa, non posso farne altre contemporaneamente.

Immaginiamo di essere focalizzati consapevolmente sul verbale del nostro interlocutore: molto probabilmente non noteremo la moltitudine di micro-segnali emessi a causa della nostra cecità attenzionale.

Questo limite può essere superato con l’allenamento, che ci permette di ottenere il multitasking[3] automatico: saremo quindi in grado di relazionarci con le persone cogliendo i micro-segnali emessi, le parole pronunciate, elaborare le connessioni e le eventuali incongruenze tra i due livelli di comunicazione e avere un atteggiamento rilassato, con uno sguardo vigile ma non innaturale che porterebbe chiunque ad insospettirsi e a diffidare di noi!

 

[1] Il libro è rivoluzionario per lo sguardo sconvolgente e al contempo molto scientifico con il quale affronta l’evoluzione del comportamento umano sin dalla preistoria, analizzando l’uomo in quanto primate.

[2] Esperto di CNV, da oltre 50 anni dedica la sua vita alla ricerca nel campo del comportamento umano. È psicologo, ipnologo, ricercatore e autore di studi dedicati, si è dedicato all’approfondimento delle problematiche della comunicazione interpersonale già a partire dagli anni ’60.Il suo approccio rivoluzionario lo ha portato a sviluppare le Discipline Analogiche Benemegliane, lo studio, cioè, delle leggi e delle regole che governano il comportamento emotivo dell’uomo.

[3] In informatica, un sistema operativo con supporto per il multitasking (multiprocessualità) permette di eseguire più programmi contemporaneamente: se ad esempio viene chiesto al sistema di eseguire contemporaneamente due processi A e B, la CPU eseguirà per qualche istante di tempo il processo A, poi per qualche istante successivo il processo B, poi tornerà a eseguire il processo A e così via. In questo contesto viene utilizzato con il significato di capacità di effettuare più azioni/compiti contemporaneamente.