I micro-segnali: contesto e tempi influenzano la risposta
I micro-segnali forniscono informazioni a chi ovviamente sa decodificarli.
Che tipo di informazione ci viene fornita? Quali sono i segnali che possono essere interpretati? Non tutto ciò che riguarda l’attività micromuscolare di una persona segnala qualcosa: è pacifico che ogni contrazione di un muscolo non deve essere necessariamente letta ed attribuita a qualche causa specifica, ma è altrettanto vero che esistono alcuni segnali particolarmente rilevanti che forniscono informazioni funzionale alla comprensione del vissuto emotivo di una persona relativa ad un determinato momento. Questi segnali pertanto derivano da un’elaborazione avvenuta nel quadrante nr.4, relativa ai processi affettivo-emotivi automatici (quindi con bassa o nulla introspezione) e non hanno alcun collegamento con la parte logica e razionale della persona; non sono frutto di un’elaborazione cosciente, ma sono risposte fisiche visibili a cambi di stato emotivo. Ciò significa che noi emettiamo in continuazione micro-segnali senza esserne consapevoli e quindi senza coglierli né in noi stessi, né negli altri, poiché il nostro focus non è mai stato addestrato in tale senso.
La tensione emozionale viene scaricata lungo il corpo, generando dei segni, piccoli indizi, che possono essere lasciati lavorare a ritoroso per capirne l’origine. Se in seguito ad una sollecitazione il nostro interlocutore attiva uno scarico tensionale, sarà sufficiente riflettere sullo stimolo dato (ad esempio una domanda sull’argomento lavoro) e iniziare l’indagine, per comprendere se il micro-segnale prodotto rappresenta effettivamente un indizio oppure sia un falso positivo. Non trattandosi di una scienza esatta, è infatti possibile che ad esempio fattori esterni modifichino il normale corso della comunicazione non verbale del nostro interlocutore e che un micro-segnale che in teoria potrebbe avere un determinato significato, ne abbia invece un altro: è il caso delle “grattate”, tipico micro-segnale di scarico tensionale aspecifico. Una persona che mentre parla del suo capo si gratta un braccio potrebbe indurci a valutare di aver individuato un’area tensionale, quando potrebbe invece trattarsi di un prurito causato dalla puntura di un inserto.
Naturalmente, un esperto di micro-segnali è in grado di riconoscere la differenza tra i due segnali, sia per il tipo di segnale che per la durata dello stesso: uno scarico tensionale dura un istante e la persona che lo emette non ne ha consapevolezza ( quindi probabilmente mentre si gratta il suo sguardo è rivolto verso di noi), mentre grattare la fastidiosa sensazione provocata dall’anticoagulante iniettato dalla zanzara richiede anche una sorta di concentrazione, dettata proprio dal disagio fisiologico provato (quindi probabilmente mentre gratta la puntura, la persona sarà concentrata in una smorfia di disappunto e potrebbe rivolgere lo sguardo verso la zona infiammata).
Anche il contesto e il tempo in cui viene emesso il micro-segnale sono fattori da tenere in considerazione: una domanda posta in un determinato momento potrebbe determinare la produzione di un micro-segnale di rifiuto, mentre in un momento successivo la stessa domanda potrebbe generare una risposta di gradimento. Come è possibile? Ad esempio, perché nel lasso di tempo tra la prima e la seconda domanda, abbiamo instaurato un rapport e il nostro interlocutore ha abbassato le sue difese permettendoci di entrare in empatia e accogliendo di conseguenza lo stimolo che in precedenza aveva invece rifiutato. Immaginiamo che ci venga posta una domanda dal nostro capo durante una riunione in ufficio e che la stessa domanda ci venga posta, sempre dal capo, mentre stiamo prendendo insieme un caffè al bar: sebbene l’emittente e il messaggio non siano variati, molto probabilmente lo sarà la nostra risposta emozionale e i relativi micro-segnali emessi.
È pertanto fondamentale avere il giusto mindset nell’interpretazione dei micro-segnali, considerando sempre che mutando il contesto e il tempo in cui viene dato lo stesso stimolo, cambia anche la chiave di lettura in termini emozionali.
Anche il presupposto della comunicazione “la mappa non è il territorio” ci porta a valutare che uno stesso stimolo possa produrre risposte emozionali differenti semplicemente perché una persona può apprezzare lo stimolo specifico che un’altra persona può invece disprezzare (ad esempio parlare a qualcuno di “trippa alla romana” potrebbe provocare micro-segnali di gradimento in chi apprezza questo piatto, ma micro-segnali di rifiuto in un vegetariano).
Il presupposto “non si può non comunicare” pone il focus sulla valenza del nostro atto comunicativo, che potrebbe influenzare attraverso il non verbale la risposta del nostro interlocutore, senza averne consapevolezza.
Il giusto atteggiamento mentale prevede pertanto un focus piuttosto ampio e la considerazione dei presupposti relativi sia ai micro-segnali che alla comunicazione in generale.