Hot words (parole calde) e key words (parole chiave)
A questo punto approfondiamo il tema del linguaggio formale ossia quello che crea un rapport solamente superficiale, e del linguaggio sostanziale attraverso il quale è possibile arrivare a un ricalco più profondo. A seguire, si otterrà una guida dello stesso livello.
Ora, torniamo ai famosi predicati sensoriali, alle parole VAK, di cui abbiamo già ampiamente parlato, che fanno parte del linguaggio formale: ricalcare parole visive di un visivo, cinestesiche di un cinestesico o auditive di un auditivo costituisce senz’altro una buona base di partenza, come già detto, tuttavia se non conosciamo il contenuto più profondo da unire a queste parole, otteniamo solo una fetta assolutamente superficiale.
È da tenere presente, inoltre, che oltre ai predicati sensoriali, nel linguaggio formale è importante considerare anche le “parole calde” dette Hot Words e le “parole chiave” dette Key Words (entrambe ben diverse dai predicati sensoriali).
Le hot words (parole calde) sono le parole collegate con la parte calda del nostro modello del mondo, ossia la parte valoriale, emozionale, quella congiunta al vissuto emotivo della persona che, con la sua esperienza, ha associato a quella parola un certo calore emotivo. Le parole calde, nel tempo, diventano una sorta di ancoraggio linguistico e richiamano reazioni emotive-affettive precedenti, sia positive che negative. Ad esempio, la parola mamma può essere un termine caldo per i più ma potrebbe esserlo meno per un orfano. La parola ragno potrebbe risultare terribile per un aracnofobico[1] e splendida per un entomologo[2], uno studioso di ragni che potrebbe aver creato un’intera carriera su di essa. Le parole calde si legano alla “mappa che non è il territorio” quindi vanno prima indagate e poi ricalcate. L’indagine deve avvenire con la giusta apertura mentale di sapere che non tutte le mappe sono uguali, e che “il significato della nostra comunicazione sta sempre nel responso che ne otteniamo”.
Facciamo un esempio: desideriamo usare la parola “sfida” convinti che sia la parola calda gratificante per motivare il nostro atleta al quale stiamo facendo coaching; ci accorgiamo dal responso che ne otteniamo che “sfida” è per lui una parola calda negativa, ancorata al vecchio coach che lo trattava male utilizzando spesso la parola sfida solo per maltrattarlo e umiliarlo. Le parole calde, dunque, sono collegate al vissuto emotivo e si costruiscono nel tempo. Ad esempio, alcuni nomi di persona sono definiti brutti finché non diventano belli grazie a qualche incontro speciale che ci fa cambiare idea. Le parole calde mutano nel tempo, se ne costruiscono di nuove, si indeboliscono quelle presenti e si rinforzano altre. Sono mutevoli, alcune più stabili (come mamma e papà) e altre meno. Vanno indagate, e riusciamo a coglierle perché si allacciano a un contenuto emotivo evidenziato dai microsegnali, o dall’enfasi che il nostro interlocutore tende a dare a quella parola.
Le Key words (parole chiave) sono tendenzialmente fredde: mentre le parole calde fanno parte di un linguaggio comune, quotidiano, e sono legate a un aspetto prettamente emotivo, le parole chiave sono molto più tecniche, fanno parte di un certo sciame culturale, di uno specifico Know How. Non sono parole che possiamo trovare sulla bocca di tutti, in modo universale, ma diventano la chiave per capire la mappa cognitiva di qualcuno.
Facciamo un esempio: se durante un party, a un certo punto, sentiamo una persona che dice “scusate, non è che qualcuno di voi ha delle lacrime artificiali da darmi?“, se non siamo portatori di lenti a contatto, possiamo non comprenderne il senso; di contro, un portatore di lenti a contatto potrebbe avvicinarsi alla persona e ricalcarla, in modo immediato, chiedendo se le porta rigide, semi rigide o morbide, se usa quelle con l’aloe vera o le monodose etc.. Questo genererebbe un feeling immediato tra i due. Potremmo fare lo stesso esempio nel mondo dello sport, immaginando due subacquei che parlano tra loro e utilizzano un linguaggio fatto di gav, octopus, bar etc., termini che appartengono prettamente alla loro terminologia tecnica. Una persona che non ha mai praticato la subacquea potrebbe rimanere del tutto interdetta innanzi a una tale conversazione.
In buona sostanza, le parole chiave indicano una appartenenza a uno sciame culturale, rappresentano degli acceleratori cognitivi del modello del mondo: sono un ponte di immediato collegamento in grado di far instaurare un rapport molto veloce benché sempre superficiale (stiamo ancora parlando solo di linguaggio).