Estrazione dei valori e criteri di soddisfazione
Chiarito il rapporto tra VALORI e CREDENZE, è importante anche capire come si estraggono, nella loro completezza, e come è possibile intervenire per esplicare, al meglio, la loro funzione positiva nella vita.
Già abbiamo trattato l’aspetto relativo all’estrazione delle credenze e analizzato le specifiche domande da utilizzare.
Adesso analizziamo la seguente domanda utile per estrarre i valori:
“Cosa è più importante per te nella questione X?”
Ovviamente, la stessa, dovrà essere formulata declinandola nelle varie situazioni e aree dell’esistenza: cosa è più importante per te/me nel lavoro? nel successo? nell’amore? etc..
Se non dovessimo compiere scelte precise, non avremmo nemmeno bisogno dei valori.
I valori, in genere, arrivano sotto forma di parole calde (ad esempio: la cosa più importante per me è la fedeltà, l’onestà, la lealtà, la libertà …) che, come tali, hanno il requisito di essere vaghe e ambigue.
Facciamo un esempio: nella frase “il rispetto è tutto nella vita di coppia” non viene declinato il significato operativo del termine “rispetto”. Che cosa è esattamente il rispetto? Cosa deve accadere, cosa ci deve essere nella vita a due affinché il rispetto possa essere un valore soddisfatto? Questa ultima domanda estrae un aspetto fondamentale dei valori, ossia le loro regole attuative, i criteri satisfattivi, le norme che, se rispettate, soddisfano il valore stesso.
Il giudizio di valore richiede una scala di valore: “Sono libero ma in quale misura lo sono?“. Se non esistesse una scala di misura non saremmo in grado di quantificare il livello di libertà che ci appartiene. È per questo motivo che utilizziamo i cosiddetti “criteri di giudizio“, dai quali derivano i CRITERI DEI VALORI, ben più importanti della parola calda valoriale che mantiene la sua forma di estrema ambiguità e pericolosa equivocità.
Libertà, rispetto, amore, lealtà, fedeltà … sono parole belle, calde, romantiche … ma la domanda più pragmatica per cogliere i criteri a esse sottostanti è: “Quali sono le cose che devono avvenire concretamente affinché tu possa dire di essere libero, rispettato, amato etc.“. Per trovare una forma di armonia e sintonia nella comunicazione è importante cercare di calibrare i criteri di soddisfazione che la persona utilizza inconsciamente (con procedura automatica), per sapere se il valore in questione è stato soddisfatto oppure no. I criteri sono la vera scoperta pragmatica da compiere sui valori, perché quando li estraiamo comprendiamo la vera mappa che la persona sta adottando.
Per comprendere a fondo l’iter, riepiloghiamo il processo suddividendolo in due fasi, ponendo in chiaro la relativa domanda da formulare:
1) ESTRAZIONE DEL VALORE: “Cosa è più importante per me nella questione XYZ?”
2) INDIVIDUAZIONE DEI CRITERI DI SODDISFAZIONE: “Che cosa deve concretamente avvenire nella questione XYZ per poter affermare che sei veramente (parola calda/valore)?”
Nel corso di questo delicato passaggio, potrebbe essere utile declinare la domanda con il sistema sensoriale preferenziale dell’interlocutore; immaginiamo di trovarci al cospetto di un interlocutore visivo con, ovviamente, una forte predominanza dei predicati visivi. Va da sé che in questo caso faremmo la domanda di estrazione dei criteri con declinazione prettamente visiva. Pertanto, non facciamo altro che unire la capacità di ricalcare i contenuti insieme al ricalco formale-sensoriale (in questo caso potremmo aprire dicendo: “cosa vorresti vedere nella situazione XYZ per poter dire che il tuo valore è soddisfatto?“). Abbiamo, dunque, unito una componente di ricalco sensoriale a una domanda metamodello che sta ricalcando il suo valore nell’argomento esaminato. In questo potenziamo con un colpo solo tutto il lavoro in termini di ricalco.