Decodifica e interpretazione dei micro-segnali
Nel processo di decodifica dei micro-segnali è opportuno mantenere presente il concetto di flessibilità nella lettura e nella raccolta di “indizi”, considerando quindi che non sarà sufficiente leggere un singolo micro-segnale (sia esso di gradimento, sia di rifiuto) per avere un quadro esaustivo; esso andrà integrato con l’intera mappa del mondo del nostro interlocutore, unendolo ad altri segnali raccolti e testando la loro rispondenza al nostro percepito; solo in questo modo la lettura risulterà potente e funzionale alla comunicazione.
Se ad esempio durante una conversazione invitassimo a pranzo qualcuno e cogliessimo un micro-segnale di rifiuto, non dovremmo ovviamente saltare alla conclusione che la persona non abbia piacere di pranzare in nostra compagnia; dovremmo piuttosto continuare la nostra indagine, provando a modificare l’approccio comunicativo, cambiando le parole utilizzate o il contesto/tempo nel quale pronunciarle e potremmo eventualmente ottenere micro-segnali di gradimento; potrebbe essere sufficiente utilizzare nella nostra comunicazione termini valoriali o sensoriali pronunciati dal nostro interlocutore, incorporandoli nel nostro concetto comunicativo, perché i segnali passino dal rifiuto al gradimento: quei termini, nel suo modello del mondo, potrebbero infatti essere già abbinati a positività e accoglienza.
I micro-segnali possono essere:
– di tensione aspecifica
– di gradimento
– di rifiuto
Nel caso della tensione aspecifica l’informazione che ci arriva riguarda l’innalzamento della tensione emotiva del nostro interlocutore; una tensione più netta potrebbe instradarsi poi verso il gradimento o il rifiuto.
Nella PNL il metaprogramma[1] direzione classifica i macro motivatori in due sostanziali categorie: verso/lontano da, nel senso che ci dirigiamo verso ciò che “è bene” e ci allontaniamo da ciò che “è male” (per ognuno di noi, ovviamente, non in assoluto).
Tornando alla “trippa alla romana”, un appassionato del piatto molto probabilmente emetterebbe segnali verso conversando sull’argomento, mentre un’altra persona, all’idea di mangiare interiora di animale potrebbe emettere segnali palesemente lontano da, semplicemente per la ragione di avere gusti differenti per quanto riguarda la cucina!
Volendo metaforicamente misurare le emozioni attraverso una scala di valori elettrici, possiamo considerare che in assenza di stimoli emotivi, il carico elettrico del nostro interlocutore è nullo. Durante la conversazione, può accadere che effettuiamo un qualche atto comunicativo (verbale, paraverbale o non verbale) che innesca una reazione emotiva per la quale il livello della tensione elettrica del nostro interlocutore sale.
A causa della propensione all’omeostasi, il cervello attua uno scarico tensionale per mantenere lo status quo, azzerare il valore di tensione raggiunto e tornare allo stato di equilibrio.
La nostra indagine può partire proprio dal momento in cui percepiamo lo scarico tensionale, risalendo al momento della comunicazione (e probabilmente all’argomento della stessa) in cui si è generato l’induttore tensionale.
Il termine tensione, al quale generalmente attribuiamo un’accezione negativa, è considerato nel contesto della neurofisiologia delle emozioni come l’attivazione di un’area che precedentemente allo stimolo era in uno stato di inattività: attraverso processi meccanici il nostro corpo effettua lo scarico tensionale che riporta la condizione emotiva allo stato precedente lo stimolo (le cosiddette attività dislocate).
Quando la tensione è più alta si manifesta espressamente, quindi non ci limiteremo a scaricare la tensione, ma attiveremo ad esempio il pregusto di ciò che sta per avvenire: umettare le labbra con la lingua è un tipico segnale di gradimento e rappresenta una forma subliminale automatica. Il nucleus accumbens[2] è l’area del cervello deputata al pregusto e può dare una risposta positiva in conseguenza della sola idea del verificarsi di un evento futuro.
Il pregusto può però rappresentare uno svantaggio in alcuni casi : il fumatore, ad esempio, pregusta spesso con il pensiero la sigaretta che potrà fumare magari durante la pausa dal lavoro e avrà purtroppo un nemico interiore nel momento in cui volesse smettere di fumare a causa dell’ancoraggio di gradimento all’idea di fumare.