Causa effetto: il nesso causale nel linguaggio
Cerchiamo ora di comprendere le varie porzioni di linguaggio che, una volta apprese, ci consentiranno di cogliere rapidamente le distorsioni linguistiche che solitamente mettiamo in atto.
Le particelle principali che fanno parte della famiglia delle distorsioni sono:
· La causa-effetto
· Le equivalenze complesse
· La lettura del pensiero
· I presupposti
· Le presupposizioni
Partiamo dalla distorsione causa-effetto e cerchiamo di comprendere la modalità per riconoscerla.
Una causa-effetto si presenta quando nel linguaggio l’interlocutore costruisce un legame, un nesso, che si chiama appunto causale, affermando che la cosa X causa l’effetto Y. Quindi, unendo le due sezioni X-Y creiamo una struttura (una distorsione) più potente di quella originale. Le due parti, staccate, si trasformano in due porzioni totalmente autonome.
Facciamo un esempio: “Questo libro ti renderà ricco!” tipico assioma pubblicitario che contiene in sé una forte distorsione causa-effetto. Il libro (X) mi produce ricchezza (Y).
Il marketing, come ben saprete, ragiona in modo inverso ossia, compresa l’esigenza del mercato (in questo esempio il “diventare ricchi”), cerca di collegare i desiderata (Y) al prodotto/servizio (X). La distorsione si crea nel costruire un legame così stretto senza spiegarne la dinamica sottostante: è sicuro che non tutti quelli che leggeranno il libro diventeranno conseguentemente ricchi. Se fosse così semplice avremo, a stretto giro, moltissime persone ricche. La distorsione sussiste, appunto, quando non è chiaro il meccanismo sottostante con le sue dinamiche.
Tali meccanismi sono molto più complessi di quanto appaiano nella distorsione finale,
comprendono un addentellato di ipotesi da confermare o meno.
Se dovessimo andare a scandagliare il processo sottostante, la frase che abbiamo riportato come esempio guida, ossia “Questo libro ti renderà ricco!”, si trasformerebbe incredibilmente nella frase successiva: “Leggi il libro, apprendi fino in fondo il suo contenuto, metti in pratica quello che dice, prova a migliorare una parte dei tuoi comportamenti attraverso ciò che acquisisci con la lettura del testo, verifica che questi comportamenti ti diano l’effetto ricercato, incorporali come una tua abitudine, mettili nel tempo e, magari, tra un anno, ti accorgerai che il tuo flusso economico/finanziario inizierà ad aumentare”. Questa è la struttura profonda sottostante (e nemmeno tutta) ma, per vederla, è necessario andare a recuperarla.
Tutto ciò, ovviamente, non esclude l’efficacia del libro: il testo può anche essere efficace ma, dietro la frase che lo promuove, permane comunque una dinamica nascosta molto più ricca e complessa.
La distorsione è un’euristica[1], un fenomeno naturale, una scorciatoia di pensiero spesso utile: ne portiamo in campo moltissime, senza rendercene conto.
Ma quando la distorsione è pericolosa può generare equivoci, può fare danni, può aprire la strada a manipolazioni ben poco etiche: in questi casi scatta la difesa con il giusto antidoto e l’avvio alla scoperta della dinamica sottostante per riallineare il fenomeno.
Quindi, quando nel linguaggio troviamo una X che ci dà una Y possiamo utilizzare la seguente domanda antidoto: in che modo X produce il risultato Y?
Riprendendo l’esempio precedente, potremmo dire “In che modo la lettura del libro produce il risultato della ricchezza?” “In che modo quel libro mi renderà ricco?”.
Da soli possiamo già riallineare una parte delle informazioni che magari il marketing ci ha inviato.
Spezziamo anche una lancia a favore del marketing, delle vendite e del mondo pubblicitario: il lettore, il potenziale consumatore, non ha molto tempo a disposizione, preso dalle sue attività e dai mille impegni. Per questo motivo necessita di informazioni rapide, incisive e complete. Il copywriting deve necessariamente utilizzare lo strumento della sintesi efficace, perché non può far perdere tempo al potenziale cliente. Ecco perché nel settore si cerca di formulare frasi molto potenti che, nel giro di un istante, possano essere in grado di rimandare un messaggio forte e accattivante. Lo stesso vale nel mondo politico. A livello di comunicazione, dunque, si cerca l’efficacia massima nel minor numero possibile di frasi. È normale che si vada a distorcere, generalizzare e cancellare. La frase “Yes we can!” ne è una dimostrazione esemplare.
Il nostro scopo, in ogni caso, permane quello di riallineare gli aspetti per comprendere e, in certi casi, per difenderci. Tutto ciò, con la piena consapevolezza che, in un mondo rapido e dinamico, noi per primi dobbiamo imparare a distorcere e accorciare le frasi per riuscire ad arrivare al destinatario in modo più veloce e incisivo. L’etica teniamola fuori da tutto questo ma portiamola sempre nel cuore.