Lezione 1, Argomento 1
In Corso

3 – I presupposti della PNL

Stefano Santori 19 Ottobre 2026

Preso atto che non si può non comunicare, il secondo presupposto della PNL dichiara che la mappa non è il territorio: se in termini cartografici il presupposto può risultare addirittura banale (chiunque sa che una cartina o una mappa, per quanto dettagliate, non potranno mai rappresentare la realtà del territorio), in termini neurolinguistici intendiamo dichiarare che la nostra mappa del mondo (cioè la nostra idea della realtà intesa come l’insieme delle nostre verità circa la vita, i valori, l’amicizia, l’amore, ecc.) non è la realtà oggettiva.

Già Platone, Aristotele, Socrate ed altri filosofi nel corso del tempo hanno speculato sul concetto di realtà: il concetto dell’Iperuranio[1], del mito della caverna[2] e molti altri richiamavano infatti l’attenzione sulla percezione soggettiva della realtà, che in quanto tale non può essere concepita, tantomeno posseduta, nella sua interezza.

Se ciò che possediamo è quindi un’interpretazione della realtà e se perseveriamo nell’orientarci seguendo la nostra mappa personale, non avremo modo di realizzare i cambiamenti che avvengono intorno a noi: potremmo immaginare metaforicamente di orientarci nelle strade di una città utilizzando un navigatore che non aggiorna le proprie mappe; le strade e i sensi unici sono cambiati nel tempo, ma noi continuiamo a seguire il nostro navigatore non aggiornato, ritrovandoci nella migliore delle ipotesi ad allungare un percorso verso una destinazione, nella peggiore delle ipotesi ad imbatterci in sensi vietati. Metaforicamente quindi il cambiare della realtà oggettiva avrebbe un peso relativo per noi, finché il punto di riferimento resta la nostra mappa personale: affinché la distonia (cioè la mancanza di sincronizzazione tra mappa e territorio) possa essere percepita, è necessario salire ad un livello di consapevolezza superiore, tale da permetterci di speculare sulla nostra percezione e domandarci se ciò che stiamo utilizzando come mappa sia funzionale o meno rispetto al territorio.

Una tale consapevolezza presuppone di essere pronti a mettere in discussione l’oggettività della realtà da noi percepita e considerata come tale; questa consapevolezza ha una ricaduta pratica importante, poiché ogni volta in cui “confondiamo” il territorio con la nostra mappa entriamo in modalità di comunicazione pericolose, imponendo agli altri le nostre ragioni come oggettive e scontrandoci necessariamente con la certezza dei nostri interlocutori di possedere, a loro volta, il territorio.

Tenendo invece a mente e sfruttando la saggezza insita in questo fondamentale presupposto della comunicazione, potremmo, nel relazionarci, effettuare un’operazione di moderazione e “pulizia” nella comunicazione, permettendole di uscire dai binari del torto/ragione o vincere/perdere e rendendo in questo modo i nostri modelli di comunicazione più efficaci, ottenendo relazioni più sane e meno conflittuali; se nessuno possiede il territorio, va da sé che ogni mappa percettiva sia valida ed in quanto tale vada rispettata: ciò che può essere considerato come oggettivo passa comunque attraverso il filtro sensoriale degli individui.

Anche nel caso in cui in una comunità, in un gruppo, la maggioranza abbia una mappa percettiva simile e una minoranza ne abbia un’altra distonica rispetto alla maggioranza, la “ragione” non starebbe dalla parte della maggioranza, per le motivazioni sopra descritte.

Ma quale considerazione deve seguire al presupposto? Non è forse allora nulla vero o valido? Nulla rappresenta il territorio? Esistono solo mappe soggettive?

Non è certamente l’intento della PNL quello di destrutturare l’esistenza degli individui portandoli a valutazioni nichilistiche, quanto piuttosto metterli nella condizione di scegliere consapevolmente di frequentare persone con mappe percettive simili, o di accettare con maggiore serenità (e rispetto) le mappe percettive diverse: la mappa non è il territorio può diventare una filosofia di vita funzionale già da sola, ancor prima di approcciare strumenti di PNL sicuramente più potenti di un presupposto filosofico.

 

[1] Secondo Platone l’Iperuranio è quella zona al di là del cielo (da cui il nome) dove risiedono le idee. Dunque, l’iperuranio è quel mondo oltre la volta celeste che è sempre esistito in cui vi sono le idee immutabili e perfette, raggiungibile solo dall’intelletto, non tangibile dagli enti terreni e corruttibili. È importante notare che nella visione classica la volta celeste rappresentasse il limite estremo del luogo fisico: la definizione di “oltre la volta celeste”, dunque, porta l’iperuranio in una dimensione metafisica, aspaziale ed atemporale e, dunque, puramente spirituale.

[2] Il mito della caverna di Platone è uno dei più conosciuti tra i miti o allegorie o metafore del filosofo ateniese. Il mito è raccontato all’inizio del libro settimo de La Repubblica (514 b – 520 a).

Si tratta di uno dei testi universalmente riconosciuti come fondamentali per la storia del pensiero e della cultura occidentale: Platone si riferisce alla scoperta della realtà delle cose che ci circondano e per fare questo, discute sulla natura stessa della realtà.